Dentro l'articolo

Alla chiusura di venerdì 10 aprile, Wall Street ha terminato in ordine sparso: S&P 500 a 6.816,89 (-0,11%), Dow Jones a 47.916,57 (-0,56%) e Nasdaq a 22.902,89 (+0,35%). In Europa, lo STOXX 600 ha chiuso a 614,84 (+0,4%), mentre il DAX tedesco si è mantenuto nell’area di 23.803,95 punti; in Asia, il Nikkei 225 è salito a 56.924,11 (+1,84%). La volatilità implicita si è raffreddata, con il VIX sceso a 19,49 il 10 aprile, segnale di paura in ridimensionamento ma non di piena serenità.

Sul fronte cross-market, il dollaro index è sceso a 98,68, il Treasury USA a 10 anni è salito al 4,317%, l’oro spot si è mosso in area 4.747,88 dollari l’oncia e il petrolio ha chiuso a 95,20 dollari per il Brent e 96,57 per il WTI. Bitcoin, nel weekend del 12 aprile, quota intorno a 71.589 dollari, livello che suggerisce tenuta del rischio ma non euforia generalizzata. Il primo segnale di mercato dopo i colloqui falliti del 12 aprile è arrivato dai listini del Golfo: Qatar -1%, Arabia Saudita -0,5%, Bahrain -0,1%, Kuwait -0,2%.

/Contesto/

Il mercato arrivava a questa fase dopo settimane dominate dal conflitto iniziato a fine febbraio e dallo shock energetico legato allo Stretto di Hormuz. Il 8 aprile il cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran aveva innescato una violenta relief rally: in Europa lo STOXX 600 aveva segnato il miglior rialzo giornaliero da oltre quattro anni, mentre Wall Street ha poi archiviato la settimana del 10 aprile con i migliori guadagni settimanali da novembre: +3,6% per l’S&P 500, +3% per il Dow e +4,7% per il Nasdaq.

Questa ricostruzione del rischio è stata accompagnata anche dai flussi. Nella settimana chiusa l’8 aprile gli investitori hanno acquistato 9,76 miliardi di dollari netti di fondi azionari USA, mentre i flussi azionari globali sono quasi raddoppiati grazie alla scommessa su una riapertura dei flussi energetici attraverso Hormuz. In altre parole, il mercato non ha prezzato la pace; ha prezzato la possibilità di evitare lo scenario peggiore.

/Sviluppo attuale/