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Il 28 aprile 2026 i mercati restano concentrati su tre fattori: Medio Oriente, petrolio e banche centrali. Lo Stretto di Hormuz rimane il punto più sensibile perché ogni rischio sul transito energetico può riflettersi immediatamente su greggio, inflazione e aspettative sui tassi.
Il petrolio sopra area 100 dollari segnala che gli operatori stanno incorporando un premio geopolitico. Non è solo una reazione emotiva: se le rotte energetiche restano incerte, aumentano costi di trasporto, assicurazioni, scorte e coperture.
/Contesto/
La crisi arriva in un momento già delicato. L’inflazione globale era in rallentamento, ma non ancora completamente sotto controllo. Fed e BCE avevano iniziato a valutare una fase meno restrittiva, ma lo shock energetico riduce lo spazio di manovra.
Il Medio Oriente resta centrale perché combina produzione energetica, rotte commerciali e rivalità strategiche. Quando il mercato teme interruzioni nell’offerta, il petrolio diventa il primo asset a reagire. Da lì il rischio passa a inflazione, consumi, margini aziendali e decisioni delle banche centrali.
/Sviluppo attuale/
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