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Nella giornata di martedì 21 aprile, l’oro spot ha ceduto terreno ed è sceso a circa 4.807,91 dollari l’oncia, appesantito dal rafforzamento del dollaro e dall’attesa per possibili colloqui tra Stati Uniti e Iran. Sul fronte energetico, il Brent è arretrato a 94,94 dollari al barile e il WTI a 88,50 dollari, mentre il mercato valuta se l’eventuale prosecuzione dei negoziati possa attenuare i timori di interruzioni prolungate dell’offerta dal Golfo.

Sul mercato valutario, il dollaro non sta esprimendo una direzione univoca: Reuters segnala una dinamica di biglietto verde “subdued”, con gli investitori inclini a comprare valute più sensibili al rischio nella speranza di un allentamento delle tensioni, mentre euro e sterlina hanno perso leggermente terreno e lo yen resta sotto pressione anche per l’atteggiamento prudente della Bank of Japan. Nello stesso quadro, Bitcoin si è mosso poco ed è stato indicato intorno a 76.072 dollari, segnale che il comparto crypto sta reagendo più come asset di rischio macro-finanziario che come rifugio alternativo.

Nel frattempo, il quadro monetario resta delicato. La presidente BCE Christine Lagarde ha detto il 20 aprile che servono più dati prima di trarre conclusioni nette sulla politica monetaria, in vista della riunione del 30 aprile. Altri esponenti BCE hanno ribadito che un rialzo non può essere escluso, ma che aprile potrebbe essere troppo presto per avere prove di effetti di secondo livello sull’inflazione. Sul lato statunitense, l’attenzione è rivolta anche alla linea del futuro vertice Fed Kevin Warsh, che ha evocato un approccio favorevole a tassi più bassi ma dentro una revisione più ampia del ruolo della banca centrale.

/Contesto/

Per capire i movimenti di oggi bisogna partire dalla struttura del mercato costruita nelle ultime settimane. Dall’inizio della nuova fase di guerra legata all’Iran e dalle tensioni su Hormuz, il petrolio ha incorporato un premio geopolitico molto elevato, mentre l’oro ha beneficiato della domanda di protezione ma ha poi iniziato a perdere slancio quando il mercato ha iniziato a prezzare la possibilità di tregue temporanee o corridoi diplomatici. Reuters osserva che, dal lancio dei raid di fine febbraio, l’oro si è già allontanato dai massimi recenti proprio per l’alternanza fra escalation e speranze di negoziato.

Il secondo elemento di contesto è che il mercato non si muove in un vuoto macroeconomico. L’IMF ha tagliato le prospettive di crescita globale e ha avvertito che uno scenario più avverso è già plausibile se la guerra peggiorasse, mentre nell’area euro il rialzo dell’energia ha già spinto l’inflazione al 2,5% a marzo, riaprendo la discussione su tassi BCE più alti più a lungo. Questo significa che il petrolio non viene letto solo come commodity, ma come trasmettitore di inflazione, freno alla crescita e rischio per i consumi.