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Il traffico LNG attraverso lo Stretto di Hormuz ha mostrato a settembre un recupero misurabile, ma non ancora una normalizzazione. Reuters, citando S&P Global, riporta 19 cargo LNG nel mese: 13 dal Qatar e 6 dagli Emirati Arabi Uniti. Kpler conta invece 21 cargo, contro 15 a giugno.

La differenza tra i due dataset non va nascosta: provider diversi possono classificare e aggiornare i movimenti navali con metodologie e tempi differenti.

I numeri di settembre

IndicatoreDatoLettura
Cargo secondo S&P Global19massimo mensile dall’inizio della guerra
Dal Qatar13quota principale
Dagli Emirati Arabi Uniti6contributo secondario
Cargo secondo Kpler21dataset alternativo
Cargo a giugno15confronto precedente
Scenario S&P se il ritmo accelera25%possibile quota dei livelli pre-guerra

Reuters segnala anche transiti “dark”, con alcune navi che hanno spento temporaneamente il segnale AIS.

Perché più cargo non significa normalizzazione

Più transiti riducono parte della pressione logistica, ma non eliminano sicurezza delle rotte, costi assicurativi e rischio sullo stretto. S&P Global osserva che, se l’accelerazione continuasse, i flussi mensili potrebbero recuperare fino al 25% dei livelli pre-guerra: è uno scenario condizionato, non un risultato già raggiunto.

Cosa cambia per gas e CFD energia

Più cargo dal Golfo possono alleggerire la competizione globale per LNG, ma Henry Hub, TTF e Asia restano mercati con driver differenti. Il dato completa la nostra precedente analisi su QatarEnergy, LNG USA e stoccaggi europei: quella riguardava capacità sostitutiva e inventari; questa riguarda i transiti fisici osservati a Hormuz.

Cosa monitorare adesso

Conta verificare se ottobre mantiene il ritmo di settembre, se i conteggi S&P Global e Kpler convergono e se diminuiscono i transiti con AIS spento. Un solo mese migliore non basta per dichiarare risolta la fragilità logistica.

Fonti